Aberdeen, questa sconosciuta.

Giugno 29th, 2009

Per la mia seconda visita in Scozia punto più in alto, in latitudine. Aberdeen, questa sconosciuta. Ma cos’è, si mangia? Per anni ho associato questo nome soltanto a una nota catena di ristoranti dove servono bistecche al sangue. Invece è un luogo. Una città costruita su blocchi di granito, dove il grigio della pietra si confonde con quello, altrettanto perenne, del cielo. Ma ad Aberdeen c’è anche un’università, la più remota della Gran Bretagna. Sono qui per quello.

Arrivo per ora di cena. Il lungo viaggio in treno e il tempo inclemente in piena estate (Londra sembra i tropici in confronto) mi hanno messo in un umore cupo. Cerco l’Holiday Inn attraversando un pezzo di città semi-deserta. Ci sono facce poco raccomandabili e semafori rossi interminabili. Tutto mi infastidisce. Vorrei essere altrove. Ma la camera d’albergo è confortevole. C’è un sistema per cui le luci si accendono solo se metti la scheda magnetica nell’interruttore, così non ti dimentichi mai le luci accese. Non è per nulla che gli scozzesi hanno una certa reputazione.

Ho fame, un budget limitato e nessuna intenzione di andare in giro a cercare un ristorante. Sono quasi tentato dall’omologazione di Pizza Express dietro l’angolo, ma poi vedo un ristorante italiano, anzi siciliano. Non l’ho mai fatto di andare in un posto nuovo e cercare i sapori di casa mia. Ma questa volta ho bisogno di conforto. Sono homesick, anche se non sono sicuro di quale sia home. Continua a leggere »

Lettera a un turista di Edimburgo

Giugno 19th, 2009

Caro turista, a Edimburgo ci puoi arrivare, come me, in treno, in quattro ore e mezzo da Londra. Naturalmente sei libero di scegliere un altro mezzo, c’è anche un aereoporto. La stazione è situata al centro della città, quando esci dal vagone ti accoglierà una folata di vento, che poi ti accompagnerà per il resto della tua permanenza. In qualunque stagione dell’anno portati un impermeabile. Quando esci dalla stazione, in qualunque direzione, il paesaggio archittettonico è incantevole. C’è ancora un forte sapore medievale e davanti ad alcuni luoghi d’élite, sorprendentemente, perfino uomini in kilt, la gonnella a scacchi che non richiede depilazione per essere indossata.

Se non hai un amico o un parente, caro turista, andrai in albergo. Spero che però non farai, come me, l’errore di scegliere il Travelodge, dove le stanze fanno puzza d’ammoniaca, il personale è scortese e i clienti sono potenziali vandali. Se hai pochi denari molto meglio il vicino High Street Hostel, dove hanno anche delle doppie. Se hai qualche soldo in più allora scegli il Radisson.

Nei giorni che passerai a Edimburgo sarai immerso nella bellezza e nella storia. Passeggerai lungo il Royal Mile, visiterai la cattedrale di St.Giles e il castello cittadino. Magari ti farai attrarre da uno dei tanti whisky tour. Se hai fame, sappi che i nativi sono amanti di salmoni e bistecca, cucinati in diversi modi. Io invece ho scelto due ristoranti vegetariani, da Bo’s in Blackfriars street e David Bann in St Mary street, dove ho mangiato delle memorabili frittelle di melenzane con una torta di farina di ceci. Una sera invece da Le Sept, in Hunter Square, ho mangiato escargots (si, lumache, hai capito bene) e coq au vin, innaffiato da un Cote du Rhone - se bisogna celebrare qualcosa la cucina francese si presta meglio di quella scozzese. Per colazione, hai la scelta se intossicarti con un full british breakfast o andare da Always Sunday, per una colazione organica, con cereali, yoghurt, e smoothies alla frutta tropicale. Se sei uno che si adatta ai costumi locali, sappi che gli scozzesi mangiano il salmone anche a colazione. E buona fortuna. Infine, ti sorprendo di nuovo, a Edimburgo fanno un ottimo caffè se vai da Black medicine, un cafè dove ti puoi rilassare e infatti la gente ci passa delle ore, spesso attaccata a internet con il laptop.

E allora, caro turista, un giorno tornerai nella stazione di Waverley (così si chiama) per risalire su un treno che farà il percorso inverso, attraverso sconfinate distese popolate da pecore e vacche, e mentre guardi sonnecchiando dai finestrini, ti torneranno in mente gli occhi blu cristallo dei nativi, le torri che si stagliano sulla luce del crepuscolo, e il destino di migliaia, milioni, di poveri salmoni.

La storia di Mario Pirovano

Giugno 6th, 2009

Della versione inglese di “Lu santo Jullare Francesco” di Dario Fo, finemente tradotta e rappresentata in inglese da Mario Pirovano, mi rimarrà un ricordo vivido. Ci vuole una bella forza a mettersi al centro di un palco spoglio e mettersi a raccontare, cantare e gridare delle storie dell’Italia medievale e mollificare i cinici londinesi. Ma l’efficacia dello storytelling - l’arte di raccontare una storia - si misura poi anche in luoghi più profani di un palco teatrale. E così chiedo a Mario Pirovano, tra un bicchiere di vino e un’orata alla griglia, ma da quando fai l’attore? Da quindici anni circa. E prima allora? Se ne hai sessanta ora, ci deve essere stata un’altra vita prima. Allora racconta, la sua storia è andata più o meno così. Continua a leggere »

La verità su Noemi e Berlusconi

Giugno 2nd, 2009

Anche io ho voluto dire la mia. Un post leggero leggero, su Rosalio.

Il giorno prima della felicità di Erri De Luca

Maggio 19th, 2009

Quando si apre un libro di Erri De Luca è il momento di perdersi in storie intense raccontate con un linguaggio condensato che sembra preso in prestito dalla poesia: pieno di ellissi, immagini fulminee, cambi di tempo repentini. Anni fa avevo aperto Tre cavalli e non riuscivo più a chiuderlo, lo lessi quattro volte di seguito.

In Il giorno prima della felicità (Feltrinelli) si trova la stessa verve autobiografica di quel libro, la stessa sensazione di un’intima connessione fra narratore e protagonista narrante, ma la il contesto della città ha un peso più forte. Una delle cose che mi è piaciuta di più del libro è che affiorano storie di cui gli storici non raccontano quasi nulla; la Napoli della guerra, la resistenza popolare ai Nazisti (che non è avvenuta solo al Nord), le ambiguità e le rese dei conti quando arrivano gli Americani.

L’altro piacere di leggere De Luca è che, mentre la storia si dipana, ti apre delle porticine e ti fa entrare nel suo mondo mentale, ti svela dei segreti. Qualche esempio. Sulla filosofia e la scrittura: “Platone imbrogliava, mettava in bocca al suo maestro e agli altri quello che pareva a lui. Lui se ne stava nascosto dietro di loro. E’ così che fa uno scrittore? Non deve fare così. Lo scrittore deve essere più piccolo della materia che racconta. Si deve vedere che la storia gli scappa da tutte le parti e che lui ne raccoglie solo un poco… Con Platone invece la storia sta chiusa tutta dentro il suo recinto, lui non lascia scappare fuori nessun guizzo di vita indipendente (p. 76). Sulla storia: “[Il brigantaggio] fu un’epopea militare molto più sanguinosa del Risorgimento con la buffa doppia battaglia di Custoza, perduta due volte a distanza di anni. Cavour mi era antipatico, Mazzini era il fondatore di una banda armata. Garibaldi era arrivato in un momento fortunato, Pisacane in quello sbagliato. La storia era una cucina di ingredienti, si cambiavano dosi e ne usciva tutt’un’altra pietanza” (p. 70.).

Che bello, mi sembrano le parole di chi pensa in libertà, senza le strozzature dello studio accademico.

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Lasciami entrare di Tomas Alfredson

Maggio 10th, 2009

Il migliore film drammatico sui vampiri dai tempi di The Addiction di Abel Ferrara. Un ragazzino fragile e insicuro, vessato dai bulli della scuola, che si innamora di una coetanea, soltanto che lei purtroppo è un vampiro; di animo abbastanza gentile, ma con le sue necessità.

A raccontarlo non sembra chissà che, ma il regista riempe la storia di dettagli spiazzanti e di svolte inaspettate, con solo un paio di cadute nella banalità. La location è un sobborgo svedese, fatto di condomini rettangolari e incredibilmente triste, come la maggior parte dei personaggi. Lo spettatore non può non fare il tifo per la ragazzina vampira, feroce, ma fragile allo stesso tempo. Pochi effetti speciali del tipo che si associano con questo genere di film, ma buon trucco e grande uso del suono per evocare sensazioni e inchiodare la platea.

Questo è il trailer, in cui i produttori, con buon senso pratico, hanno deciso di esaltare il lato horror a scapito di quello drammatico:

Valzer con Bashir di Ari Folman

Maggio 7th, 2009

L’ho appena finito di vedere in dvd, lasciandomi in lacrime. Un po’ cartone animato, un po’ “detective story” psicologica, un po’ documentario, un po’ film-denuncia. La storia di un uomo e, metaforicamente, una nazione, che dimentica, anzi rimuove, le proprie colpe, raccontata mettendo a fuoco un episodio specifico, la guerra libanese del 1982 e il massacro dei palestinesi rifugiati nel campo profughi di Shabra e Shatila; un esempio di come i traumi segnino la memoria collettiva e individuale e di quale strategia si possa usare per recuperarla e ricostruirla. Mi sembra che Folman avanzi almeno due tesi, nascoste tra le pieghe del film: la prima è la colpevolezza di Ariel Sharon, l’architetto politico di quell’operazione; la seconda è che l’analogia del massacro dei palestinesi con quello degli ebrei durante l’Olocausto è la ragione per cui questo trauma è stato rimosso dalla coscienza nazionale.

All’inizio viene suggerito che fare un film su questo episodio può avere un risultato terapeutico. Sicuramente, ma solo per chi lo fa; per chi lo vede, in Israele, è solo l’inizio di un viaggio.

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Trevisan contro Garrone

Maggio 6th, 2009

Alcuni anni fa Vitaliano Trevisan, l’autore di I quindicimila passi, interpretò il ruolo di un uomo ossessivo fino al punto della follia in Primo amore di Matteo Garrone. Il film confermò Garrone come uno dei più interessanti registi italiani e lo lanciò verso il successo di Gomorra. Ora Trevisan in Grotteschi e Arabeschi (Einaudi) ci racconta quell’esperienza dal suo punto di vista vendicandosi di un commento di Garrone in cui il regista sminuiva il suo contributo alla sceneggiatura. Il commento incriminato è ora nei contenuti speciali del dvd di Primo amore, ma leggendo il racconto di Trevisan mi sono ricordato della presentazione che Garrone fece a Palermo. In quell’occasione, rispondendo a una domanda dal pubblico, Garrone aveva in effetti un po’ ridicolizzato Trevisan, descrivendolo come uno un po’ strambo, che non aveva avuto idee particolarmente buone per il film, ma che si era rivelato un ottimo attore per quella parte, visto che un po’ era ossessivo anche lui. Continua a leggere »

Le vacanze dei poveri

Aprile 28th, 2009

Sono quelli che comprarono un pacchetto viaggio+hotel per New York nel settembre 2001 e traversarono l’oceano in un aereo vuoto, coccolati dalle hostess; quelli che si fecero il bus-tour di Hong-Kong nel maggio 2003 con le mascherine in bocca, cercando di evitare gli uccelli e astenendosi dal mangiare pollame; quelli che con una manciata di soldi se ne andarono in Tailandia tre giorni dopo la grande onda, tanto statisticamente ce n’è una ogni 30 anni. Ora sono di nuovo pronti per partire. Sono quelli che hanno già controllato su expedia.com e hanno prenotato per giugno a 300 euro andata e ritorno. Destinazione: Mexico City.

Con una Kodak Zi6 in mano

Aprile 21st, 2009

Sono molto contento della mia nuova Kodak Zi6, videocamera tascabile (letteralmente, ha le dimensioni un Blackberry) che gira in HD (alta definizione). I colori sono brillanti, specialmente se si gira di giorno, e nitidi. La videocamera è naturalmente molto maneggevole e poco intrusiva. Il prezzo? Il l’ho pagata 136 sterline con una memory card di 2gb, buona per un’ora di girato. Ho fatto il mio primo tentativo con Leyla, al parco, è il risultato mi sembra carino. Ho montato le riprese con IMovie, che uso per la prima volta e che non ho trovato così facile da usare (e infatti ci sono delle sbavature), anche per chi ha esperienza di montaggio digitale. Ho infine caricato il video su Vimeo, al momento la mia piattaforma di video sharing preferita.


Leyla in the Park from Mannotpixel on Vimeo.